
S.Antonio
Nell’affrontare la pagina dedicata alla chiesa di S. Antonio di Padova aperta su via Chiusure, con il ricordo di p. Pifferetti, che iniziò a evangelizzare la plaga, con quello del prof. Chizzolini, balza alla memoria la figura del cardinale parroco Giulio Bevilacqua. Lo si rivede fervido predicatore durante le funzioni domenicali per i giovani frequentatori dell’oratorio di via della Pace, forte d’una convinzione trasfusa in chi lo ascoltava, “propugnatore irreducibile e ineguagliabile di sentimenti d’amore e di libertà intimamente vissuti”.
Il medesimo ricordo permane in quanti lo hanno accostato nell’immediato dopoguerra quando, facendo suoi gli affanni della popolazione d’oltre Mella, all’interno di quel programma più vasto inteso a garantire l’assistenza a coloro che vanno affollando la periferia, da S. Polo a Buffalora, da Lamarmora alla Badia al Violino…, in una baracca da muratore rinvigorisce la vita della da poco sorta comunità parrocchiale di S. Antonio di Padova.
Così p. Giorgio Tansini che gli è stato collaboratore evoca p. Bevilacqua e con lui i primi passi compiuti dal “popolo di via Chiusure”: manifestata la grande difficoltà di esprimere con sufficiente aderenza la presenza umana e cristiana del cardinale parroco, così prosegue p. Tansini, *le opere meco esteriori è presto fatto elencarle, una vera e propria basilica nata da una baracca, un asilo frequentatissimo, una scuola professionale per idraulici saldatori e disegnatori tecnici, l’oratorio maschile e annessa cooperativa di consumo… Un complesso imponente di attività, sorte dal nulla, che rende testimonianza della vitalità e dell’interiore fecondità dello spirito animatore*.
Altra testimonianza dei primi passi compiuti dalla parrocchia di S. Antonio è proposta da don Antonio Brusinelli: nell’estate del 1946 si costruì in via Chiusure una baracca-cappella perchè servisse provvisoriamente al servizio religioso specialmente festivo; e fu l’umilissimo e poverissimo precursore dell’attuale chiesa parrocchiale di S. Antonio. Il Signore aveva ascoltato le preghiere ed esaltato sacrifici: il 13 giugno 1948, festa di S. Antonio di Padova, con solenne rito S.E. mons. Vescovo benediva la prima pietra del nuovo tempio, e in data 27 novembre 1949 sebbene i lavori non fossero ultimati, lo stesso Ecc.mo Vescovo erigeva canonicamente, smembrandola da quella di Urago, la nuova parrocchia di S. Antonio.
Il sacro edificio, che rientra nel gruppo di quelli programmati dal Comitato “chiese quartieri popolari”, è opera dell’ing. Vittorio Montini; è a croce latina, l’aula centrale affiancata da strette navatelle, ampio anche se poco profondo il transetto. La costruzione, iniziata come detto nel 1948, dura fino al 1950; la benedizione celebrata da mons. Giacinto Tredici vescovo nel settembre dello stesso 1950. L’onere dei lavori “fu sostenuto da benefattore con preghiera di non pubblicare il suo nome”.
Anticipata da piccolo sagrato cintato e aperto su via Chiusure, la fronte in pietra con andamento a capanna è caratterizzata dalla scanalata nicchia ogivale che si innalza oltre il protiro; a lato dell’ingresso spiccano le figure degli Evangelisti dipinti dall’artista trentino Carlo Bonacina⁸.
Il medesimo motivo arcato si ripete nelle strutture dell’interno, in calcestruzzo gettato a vista e poggianti sulle fila dei tondi pilastri che, separata la navata maggiore dalle laterali, proseguono a reggere la copertura.
Ellissoidale è pure l’insieme contornante l’altare maggiore, oltre il quale risalta la figura del *Cristo* dipinta da Oscar Di Prata e sormontante l’esortazione: *Voi tutti gravati dalla pena venite a me*.
La visione dell’altare è immediata per chi oltrepassa la soglia della chiesa, il pavimento inclinato pone l’occhio del fedele ad adeguata altezza per l’osservazione, così come il degradare dei banchi favorisce la partecipazione alla funzione religiosa. Notevole il *Crocifisso* ligneo, alto nel ramo destro del transnetto, primo segno religioso d’oltre Mella.
Nel ramo sinistro s’apre la cappella della Madonna, la cui statua, modello di quella antica dominante la cupola della Pace, è coronata dal volo di angeli affrescato da Di Prata; l’*Ultima cena* in pannelli ceramici nel paliotto d’altare è di Otello Pucci autore altresì della figura di Mosè (1971).
Simmetricamente disposto il vano del battistero caratterizzato dal grande ruvido e scuro masso oblongo dov’è ricavato il bacile, sormontato da ramata calotta sbalzata da Nicola Sebastio. Dalle testate del transetto la luce penetra attraverso le policrome vetrate realizzate da Emilio Calloni, mentre quella sull’ingresso è stata assemblata dalla ditta Marengoni su cartoni di Franco Marengoni. Claudio Botta è l’autore dei bassorilievi della *Via Crucis* disposti alle pareti delle navatelle; suoi pure i piccoli ornamenti sulle altrettanto piccole acquasantiere poste a muro. Val alfine rilevare che l’ellittico innalzarsi della struttura architettonica si ripete nelle forme dell’arredamento, tanto che anche i confessionali (^) presentano il curvilineo andamento del vano entro cui sono allogati. (I confessionali citati non ci sono piú sostituiti da altri ndr)
Scomparso nel 1965 soltanto pochi mesi dopo l’elezione fra i principi della Chiesa, pur con l’*eccezionale* possibilità di restare parroco in via Chiusure, padre Giulio Bevilacqua è ricordato con immutata ammirazione e riconoscenza dal “suo popolo”: fra tante, significativa la testimonianza raccolta da Marco Bertoldi nel decennale della scomparsa del porporato. Ma ogni avvenimento o ricorrenza vissuti dalla comunità di S. Antonio si tramutano in manifesto ricordo: in particolare al culmine dei festeggiamenti indetti per il trentesimo anno di vita della parrocchia (21-28 settembre 1980) chiusisi con la dedicazione del pio luogo celebrata da mons. Luigi Morstabilini vescovo, il 28 settembre 1980. A padre Bevilacqua, alfine, è legata la commessa data a Fausto Simeoni di progettare l’altare il cui tabernacolo è retto da figurette plasmate da Francesco Medici.
(Testo tratto dai Volumi di Riccardo Lonati presenti online. Se ci fosse qualche impedimento o parere negativo alla pubblicazione su questo sito delle pagine relative all’opera di Riccardo Lonati, scrivete a redazione@upbevilacquabs.it e le pagine saranno oscurate). La pubblicazione NON é per fini commerciali ma solo per completamento delle informazioni storiche e culturali inerenti le parrocchie dell’U.P. Bevilacqua. Grazie!