Oltrepassati la chiesa di S. Giacomo al Mella e il ponte sul fiume, subito si giunge ad uno spiazzo lambente il lato destro di via Vallecamonica; qui inizia via Cucca, penetrante il dedalo costituito dal villaggio sorto, fra via Chiusure e le pendici della Badia, all’indomani del secondo conflitto mondiale. La stessa chiesa di S. Giacomo apostolo è attorniata da villette e condomini, tanto che solo attenta osservazione consente di scorgerla al di là del filare di piccoli cipressi delineanti il sagrato attraversato da vialetto che porta alla scalinata su cui si innalza il regolare prospetto, dalla grande croce affiancante l’ingresso. Sorta come delegazione vescovile nel 1961, è stata elevata a parrocchiale il 15 febbraio 1963 e benedetta, ancora incompleta, il 6 dicembre 1970 dal vescovo Morstabilini.
La struttura, disegnata dall’ing. Antonio Zampini, vuol essere risposta alle esigenze “di santa povertà, di funzionalità e senso di preghiera comunitaria” secondo l’ispirazione data dagli stessi parrocchiani i quali, salvo un contributo della curia, ne sono stati anche i finanziatori.
Spazioso l’interno la cui articolata conformazione assume comunque pianta crociforme, entro telaio di calcestruzzo armato a vista che, in corrispondenza dell’area absidale, si fa raggiera a sostenere la “cupola” poligonale. Lateralmente all’aula due minuscole rientranze fungono da confessionale; le coronanti balaustre delineano i coretti; setti a fianco dell’ingresso maggiore cingono ulteriori piccoli vani accessori.
In muratura la “bussola” di accesso, anticipata da simmetriche colonnette in c.a. ove sono le acquasantiere scavate in ruvidi blocchi di travertino; e di travertino è il pavimento che inclina verso l’altare, centrale alla platea a cui si accede da scaletta frontale e da due laterali. A fianco della prima sono l’ambone e, a destra, la vasca battesimale ricavata in blocchi ricreanti simbolica vena rocciosa; posteriormente si innalza la candida colonna recante il tabernacolo.
Pure di pietra è il coro disposto alla parete in fondo all’abside, al centro della quale risalta la composizione con il Trionfo cosmico di Cristo: ideata da Oscar Di Prata, resa nel ferro battuto da Cesare Maifredi, la “pala” è applicata direttamente sul ruvido intonaco assumendo il risalto di una grande incisione. Unitamente al fonte battesimale, l’opera è presente in S. Giacomo fin dal giorno di apertura al culto. Da poco invece sono compiuti il definitivo altare marmoreo nella cui base sono deposte le reliquie del S. Patrono, l’ambone, il tabernacolo, le vetrate istoriate e il pavimento, nell’imminenza della solenne dedicazione celebrata il 25 novembre 1990.
Contemporaneamente alla posa dell’arredo absidale, coordinato dall’arch. Fausto Simeoni, si è concretizzato l’abbellimento artistico: nei quattro pannelli dell’ambone Francesco Medici ha scolpito in bassorilievo S. Giacomo pellegrino, il Martirio di S. Giacomo, la Vocazione degli Apostoli e il Roveto ardente; dello stesso sono i simboli dei quattro Evangelisti risaltanti nella colonnetta su cui posa il tabernacolo sbalzato; don Renato Laffranchi è l’ideatore delle vetrate irraggianti l’abside, a svolgere i simboli della vita e della purificazione: acqua, aria, terra e fuoco coronati dalle Città celeste e città terrena; esecutrice la ditta Poli di Verona.
La dotazione artistica si completa con la modesta statua lignea della Immacolata posta nel ramo sinistro del transetto ove sono pure una icona (a destra), di autore rumeno, con il Cristo, e la Crocifissione tracciata a carboncino da Oscar Di Prata (conservata in sacrestia ma in origine nel coro alla sinistra dell’organo).
Ancora di Francesco Medici le terrecotte della Via Crucis alle pareti della navata.
(da libro di Riccardo Lonati “Catalogo illustrato delle Chiese di Brescia” 1994)
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Vedi anche :
ORGANO PEDRINI